PUPILLE: COMUNICAZIONE E PUPILLA

PUPILLE: COMUNICAZIONE E PUPILLA

IRIDOLOGIA

  Pupilla e fisiognomica

  Considerazioni sulla etimologia della parola “pupilla” 

Nel libro “Della fisionomia dell’uomo” di Giovan Battista Dalla Porta (1535-1615) si legge: “Dice Isidoro (S.Isidoro di Siviglia 560-636) che si chiamano pupille perché, mirandovi dentro, vi si veggono certe imaginette di pupilli, quasi piccioli figliuoli; overo che sia pura et impolluta come una puella, cioè donzella”.

Se questa etimologia è vera, le pupille prendono il nome, secondo la prima ipotesi di Sant’Isidoro, dal fatto che chi guarda da molto vicino gli occhi vede la propria immagine riflessa entro il contorno delle pupille, così piccola ed irriconoscibile da sembrare l’immagine di un bambinetto.

Questo si può notare solo quando si guarda con “gli occhi negli occhi”, come l’amante con l’amata, il genitore con il figlio.

Ripiegandoci sulla persona che amiamo il suo occhio ci rimanda la nostra immagine, come se provenisse dal suo interno e le appartenesse; quasi l’appalesarsi della sua anima in una piccola e misteriosa immagine che in realtà è la nostra.

La pupilla si mostra come il luogo (o il non luogo, essendo a rigore solo una “assenza”, una mancanza di sostanza) dove la distinzione tra l’io e l’altro si confonde in un gioco di rimandi: vedo te nell’immagine che hai di me.

Ma cosa vuol significare la seconda ipotesi di Sant’Isidoro, secondo la quale la pupilla potrebbe chiamarsi così perché  “pura et impolluta come una puella”?

Forse che la pupilla, finché si apre al mondo, fosse anche quella di un centenario, deve conservare una fondamentale purezza; solo così può compiersi il miracolo quotidiano dell’apparire del mondo all’io.

Non si può cogliere l’altro se da esso non ci divide una linea, un confine, una diversità inviolabile che è appunto la purezza e l’integrità della nostra individualità. La pupilla è forse il segno che maggiormente porta il significato del confine inviolabile del nostro io. Le due ipotesi di Sant’ Isidoro coglierebbero nella pupilla due aspetti opposti che rimandano all’ambiguità della distinzione fra “io” e “altro”. Da una parte (seconda ipotesi) pupilla come discrimine inviolato, dall’altro (prima ipotesi) pupilla come luogo di relazioni e di proiezioni.

Nella pupilla quindi, vero occhio dell’occhio, potremo leggere i rapporti fra l’interno e l’esterno, fra il soggetto e l’ambiente, la tendenza ad aprirsi ad accogliere e accettare, o a chiudersi e rifiutare come anche la tendenza alla introiezione ed alla proiezione.

Consideriamo le pupille la chiave di lettura dell’armonia e delle disarmonie dell’individuo ed il suo ambiente, la parte dell’occhio che potrà maggiormente informarci sulle caratteristiche dei rapporti, sulle modalità dell’interagire, del relazionarsi, del porsi; sulla esistenza e sulla natura di tensioni, rifiuti, squilibri nelle relazioni interpersonali.

ANALISI DELLE PUPILLE

E’ incredibile la quantità di informazioni su questi aspetti della vita di relazione che si possono rilevare dall’osservazione attenta ed analitica di un elemento tanto minuscolo.

Della pupilla si devono saper valutare numerose caratteristiche: dimensione, irregolarità del margine, appiattimenti, anisocoria, movimenti, ecc.

Ciascuno di questi aspetti deve essere osservato, interpretato ed inserito nel contesto degli altri segni pupillari e dell’intera iride. Da qui nasce la necessità di dedicare un intero capitolo (il prossimo) sulla psicodiagnostica pupillare.

In questa premessa ci soffermeremo ancora su alcune considerazioni generali, riportando un passo significativo sull’ampiezza pupillare del libro di Fridrich Marker “L’alfabeto della fisionomia“.

AMPIEZZA DELLE PUPILLE  

“L’azione della luce restringe le pupille, mentre l’oscurità le dilata. Questa legge fisiologica vale anche per lo spirito. L’attività della coscienza ha un’azione riduttrice, l’attività dell’inconscio, delle forze oscure e profonde ha un’azione dilatatrice. Nelle donne, che in generale sono più aperte ed istintive, meno imbrigliate nel raziocinio rispetto agli uomini, le pupille sono di norma più dilatate”. I bambini hanno pupille in media più grandi degli adulti, come ha considerato Silberkunhl nel suo studio sulle dimensioni fisiologiche della pupilla: “Nei bambini l’ampiezza è di 4,1 mm., nelle persone sopra i 50 anni non arriva quasi a 3 mm. La riduzione decisiva (da 4 a 3,4 mm.) si verifica verso il ventesimo anno di vita” , vale a dire contemporaneamente alla punta massima nell’evoluzione della razionalità.

La pupilla relativamente grande è dunque tipica del bambino, che vive più a livello inconscio, dell’individuo ingenuo e di grande fantasia, dell’uomo con istinti forti e ricchezza di sentimenti, della persona pia e buona, dell’innamorato e dell’affamato, della natura estatica, del febbricitante, del visionario, dell’intuitivo, di chi contempla rilassato. Ma anche dello stolto, dell’incosciente, dell’irrazionale.

Per contro, come i vecchi ormai irrigiditi sul piano dell’inconscio, hanno pupille ristrette le persone calcolatrici e fredde, il razionale, il giurista imparziale, il critico, il burocrate pedante, lo scettico”.

L’ampiezza è solo un aspetto parziale del complesso linguaggio delle pupille, come vedremo presto, ma la cosa straordinaria è che tutti, più o meno inconsapevolmente, notiamo ed interpretiamo quotidianamente questo linguaggio. 

PUPILLE E COMUNICAZIONE

Echnard H. Hess ha pubblicato interessanti lavori sul ruolo del diametro pupillare nella comunicazione, basati su ricerche sperimentali (vedi “Scienze” n. 90, 1976).

L’autore è arrivato alla conclusione che, a livello inconscio, il diametro pupillare è utilizzato come elemento per valutare l’interlocutore. L’autore, ad esempio, in un esperimento ha mostrato due fotografie di una bella ragazza ad un gruppo di uomini. Le fotografie erano identiche, ma in una le pupille delle ragazze erano ritoccate per farle apparire più grandi, nell’altra per farle apparire più piccole. Nessuno degli uomini riferì di essersi accorto della differenza nel diametro pupillare, né che si trattava di due fotografie della stessa persona, e quando si chiese loro di descrivere la ragazza delle fotografie, essi dissero che era più dolce, più femminile, più carina la ragazza della fotografia nella quale il diametro pupillare era stato ingrandito. La stessa ragazza. Nella foto in cui era raffigurata con le pupille più piccole, veniva definita dura, egoista e fredda.

Lo stesso autore ha notato che quando un uomo guarda l’immagine di una donna con le pupille dilatate, si dilatano anche le sue pupille. E analogamente le pupille delle donne si dilatano quando guardano le figure di un uomo con pupille dilatate. Con figure dello stesso sesso il fenomeno non si verifica, anzi tende a verificarsi l’opposto.

Un esperimento ha dimostrato che le donne preferiscono le donne con pupille piccole, mentre un altro esperimento con un gruppo di omosessuali maschi ha mostrato che questi, al contrario degli eterosessuali, preferivano l’immagine di una donna con pupille piccole, confermando il significato del diametro pupillare nella comunicazione sessuale.

Reazioni simili si sono verificate come reazioni spontanee di fronte a soggetti in carne ed ossa. Ad alcuni soggetti (maschi e femmine) fu ad esempio chiesto di scegliere, fra due individui di sesso opposto al loro, il compagno per un esperimento.

Ad uno dei due partner proposti erano state dilatate le pupille con un collirio; sia gli uomini che le donne tendevano a scegliere la persona con le pupille dilatate.

Ulteriori esperimenti hanno confermato il ruolo dell’ampiezza pupillare nella comunicazione umana: così si vide in un esperimento con un gruppo di sedici neonati, che questi tendevano a sorridere più spesso di fronte alla stessa donna con pupille dilatate con l’atropina. E le madri dei bambini tendevano a reagire in modo simile ai figli. Quando le pupille della ricercatrice erano ristrette, le madri dicevano che essa sembrava aspra, dura, fredda; quando invece veniva in visita con le pupille dilatate era definita come ingenua, giovane, aperta, dolce, gentile.

DIAMETRO PUPILLARE

COMUNICAZIONE E INTERAZIONE

Sono stati condotti altri numerosi esperimenti ed osservazioni che confermano l’importanza del significato del diametro pupillare nella comunicazione: ciascuno di noi, non solo reagisce inconsapevolmente nelle diverse condizioni modificando il proprio diametro pupillare a seconda dell’accettazione o del rifiuto, ma è in grado di cogliere ed interpretare le modificazioni pupillari degli individui con cui interagisce e tiene conto di questa interpretazione per orientare il suo comportamento e la sua interazione.